Uova contaminate, no allarmismi

Coldiretti Novara VCO: “Uova italiane sono riconoscibili grazie all’indicazione di origine su ogni guscio”

NOVARA-VCO – Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto dimostra che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da un forte responsabilizzazione della filiera per la “certificazione Fipronil free” ed un impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’incontro al Ministero della salute per valutare la problematica delle uova contaminate.

In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è – precisa la Coldiretti – una azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l’Italia ha importato 38,1 milioni di chili uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli dopo con l’allarme che è esteso in tutta Europa.

“L’attività di autocontrollo va a vantaggio di produttori e consumatori, nel segno della massima trasparenza e della tutela delle produzioni territoriali” dice Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara Vco. “Inoltre, è bene ricordare che le uova italiane possono essere riconosciute poiché è presente l’indicazione di origine su ogni guscio ma è necessario migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’”anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. Una mancanza di trasparenza che alimenta l’incertezza e le frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali”.

L’Italia ha importato dall’Olanda 610mila chili di uova in guscio di gallina nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono però anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio, secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat.
Gli italiani consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari.

Per quanto riguarda le uova in guscio la produzione nazionale è 12,9 miliardi di pezzi con l’Italia che sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. La raccolta delle uova Made in Italy è assicurata da un patrimonio di oltre 41,6 milioni di galline accasate per la maggior parte in 1.600 allevamenti a gestione professionale secondo la Coldiretti. Più della metà di questa produzione è concentrata nel Nord Italia.
Le importazioni di uova in guscio nel 2016 sono state pari a 1,02 miliardi mentre le esportazioni di 0,86 miliardi di uova con l’utilizzazione interna che è di poco superiore ai 13 miliardi.

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