domenica, Maggio 10, 2026
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In Piemonte nessuna emergenza immigrazione

In Piemonte, come nel resto del Paese, non esiste alcuna emergenza immigrazione. Al 31 dicembre 2024 il sistema regionale conta 11.593 persone accolte su 12.366 posti disponibili. L’incidenza sulla popolazione residente è pari allo 0,27%, superiore alla media nazionale (0,23%), ma lontana da qualsiasi scenario di “invasione”.  

Il nuovo report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, realizzato da ActionAid in collaborazione con Openpolis, ricostruisce lo stato del sistema di accoglienza italiano attraverso dati ottenuti da Ministeri e Prefetture. La frontiera non è più solo il luogo dello sbarco o del confine terrestre: diventa un meccanismo amministrativo che si sposta dentro il territorio, attraverso screening, smistamenti, trasferimenti, tempi compressi e collocamenti impropri delle persone migranti, specie le più vulnerabili.  

In Piemonte, si rende concretamente visibile una “frontiera interna”: redistribuzione e permanenza producono una frattura concreta tra accoglienza formale dei minori soli e tutela reale, con la normalizzazione dell’inserimento dei minori stranieri non accompagnati nei centri per adulti, una misura che la legge prevede come eccezionale e temporanea ma che, come mostrano inequivocabilmente i dati, assume il profilo di un fenomeno strutturale. Lontano anni luce da una protezione effettiva: è il segno di una presa in carico di adolescenti fragili che non si realizza, o si interrompe proprio quando dovrebbe essere più decisiva”, dichiara Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni ActionAid

Piemonte: il problema non sono i grandi centri, ma l’eccezione che diventa strutturale. Nel 2024 il Piemonte presenta una rete fortemente sbilanciata sui Cas-centri di accoglienza straordinaria di competenza delle Prefetture- che rappresentano il 79,8% dei posti regionali. La provincia di Torino concentra 5.365 presenze su 5.591 posti pari al 46,3% delle presenze complessive in Piemonte. Tuttavia, a differenza di altri territori, la regione non è caratterizzata da megacentri. Le strutture sopra i 50 posti sono pari al 28,3% del totale, mentre non risultano strutture oltre i 300 posti. La criticità maggiore non nasce da una saturazione generalizzata, né da grandi strutture, ma dall’uso ricorrente dell’inserimento nei centri per adulti di giovanissimi che dovrebbero essere inseriti in circuiti a loro dedicati. 

Msna-minori stranieri non accompagnati nei centri per adulti in Piemonte: c’è una legge problematica e le prefetture non rispettano neanche quella. A fine 2024 nelle strutture dedicate ai minori si registrano in Piemonte 171 presenze su una capienza di 188 posti (24 nei Cas minori e 164 nel Sai). I posti liberi nei circuiti dedicati ai minori soli confermano che il problema riguarda il raccordo tra prefetture, rete dei centri, tempi di trasferimento e soprattutto la mancata programmazione di bisogni e disponibilità delle strutture. La legge prevede la possibilità di inserire Msna sopra ai 16 anni in centri per adulti solo in assenza di posti in circuiti dedicati. 

Le cinque prefetture piemontesi monitorate, al contrario, nonostante posti disponibili per Msna, totalizzano 556 ingressi complessivi in Centri per adulti, dall’introduzione della norma che autorizza l’inserimento di Msna ultra-sedicenni in centri per adulti al novembre 2025. Torino è un caso emblematico: 411 minori complessivamente accolti in Cas adulti, 100 ingressi anteriori alla citata legge, 29 casi con permanenze oltre i 150 giorni (cioè oltre la soglia massima prevista per legge, il picco massimo rilevato arriva a 1.413 giorni). La norma, quindi, non ha creato il fenomeno: lo ha in parte legittimato, trasformando una prassi già esistente in una “eccezione” gestibile dalle prefetture che agiscono così in piena legalità, ma in aperta violazione della necessità di tutela dei minori soli. Non si tratta di una soluzione tampone: quando la permanenza dura mesi o anni, il centro per adulti diventa nei fatti una forma stabile di accoglienza impropria. Il Piemonte mostra poi quanto sia ambigua la formula normativa della “sezione dedicata” per indicare ambienti separati dagli adulti pur nello stesso centro. Nello stesso territorio regionale convivono modelli molto diversi: camere separate in strutture per adulti o alberghiere, moduli autonomi, prefabbricati, villette, ali o piani separati di grandi complessi. La stessa etichetta amministrativa copre quindi soluzioni abitative e livelli di tutela profondamente differenti. 

Il dato più allarmante: uscite, abbandoni e revoche. Nel caso torinese, si registrano 312 uscite per revoca o abbandono. È il dato che più chiaramente misura il fallimento della presa in carico. Per un minore straniero non accompagnato, l’abbandono non può essere letto come una semplice scelta individuale: segnala spesso una rottura del rapporto educativo, l’assenza di un progetto credibile, la mancanza di fiducia, il rischio di dispersione e una maggiore esposizione a sfruttamento lavorativo, reti illegali e marginalità.Il problema, quindi, non è solo dove il minore viene collocato, ma cosa accade dopo. Se il trasferimento verso il Sai o verso una struttura dedicata resta residuale e se l’uscita prevalente è l’abbandono o la revoca, il centro per adulti non funziona come misura temporanea di protezione: diventa un dispositivo di contenimento che perde proprio le persone più vulnerabili. 

Cuneo, Novara, Asti e Biella: numeri bassi, criticità alte. La regione è un laboratorio dell’eccezionale inserimento di Msna in Cas adulti, proprio perché si osservano quasi tutti i modelli del fenomeno. Cuneo conta 71 transiti complessivi, con 23 ingressi anteriori alla legge, 14 casi tra 91 e 150 giorni, 6 oltre i 150 giorni e 23 minori ancora nei Cas adulti a fine 2025. Novara presenta un picco di 668 giorni e molti casi nel 2025 già oltre i 90 giorni. Asti e Biella mostrano invece la faccia dei territori medio-piccoli: numeri assoluti più contenuti, ma incidenza territoriale elevata, tempi critici e soluzioni abitative minimali. L’incidenza dei collocamenti in centri per adulti sul totale provinciale dei Msna registrati nella piattaforma SIM del Ministero del Lavoro è infatti particolarmente evidente nei territori più piccoli: nel 2025 Cuneo arriva al 26,4%, Asti al 13,5%, Biella al 12%, Novara al 9,5% e Torino all’8,3%.  

Controlli: Torino ha numeri alti, ma copertura bassa. La Prefettura di Torino figura tra quelle con più controlli registrati in valore assoluto: 68 controlli nel 2024. Ma la copertura resta molto limitata: solo il 17,8% delle strutture risulta raggiunto almeno una volta. In un territorio che concentra una quota così alta di transiti di minori in centri per adulti, il monitoraggio non può limitarsi al numero di visite. Devono essere resi conoscibili tempi di permanenza, caratteristiche delle sezioni dedicate, motivi di uscita, trasferimenti verso circuiti specializzati, eventuali abbandoni e revoche, raccordo con il Sai e con i servizi territoriali.