A Sesto in azione gli “angeli custodi” dei rospi

SESTO CALENDE – Quando si parla di migrazione nel mondo animale, l’immagine romantica dello stormo di oche in volo in formazione a V al tramonto balza vivida nella mente di ognuno. Gli uccelli sono di certo gli esseri viventi che del viaggiare hanno fatto un arte, con capacità di orientamento e resistenza che sfidano l’umana comprensione.

Ma c’è una migrazione meno spettacolare nelle forme, quasi invisibile e di certo meno conosciuta, che si perpetua ogni anno nei nostri boschi. Parliamo della migrazione degli anfibi, come rospi, rane rosse e salamandre. A differenza delle più familiari rane verdi (Pelophylax kl. esculentus), che rimangono tutto l’anno nei pressi di stagni e fossi, questi vivono al riparo dello strame di foglie cadute in autunno, attivi soprattutto di notte. Qua, trovano anche il loro luogo di riposo invernale, una sorta di letargo, dal quale, sorprendentemente, si destano ancora in pieno inverno, a febbraio, per raggiungere le pozze d’acqua dei fondovalle dove riprodursi e deporre le uova, che poi lasceranno per tornare nuovamente nei boschi.

Tutto tranquillo per gli anfibi quindi? Per nulla. Il pericolo numero uno per queste specie è la rete viaria, che spesso si interpone tra i luoghi del letargo e le pozze di riproduzione. Non possedendo ali come gli uccelli, a migliaia ogni anno finiscono schiacciati dalle automobili, nella sola provincia di Varese, attraversando le strade nel tentativo di raggiungere l’acqua.

Uno dei punti più critici in provincia è l’area di Lentate Verbano, in comune di Sesto Calende, in corrispondenza dell’area più settentrionale del Parco del Ticino, dove alcune pozze d’acqua si riempiono di migliaia di girini al termine dell’inverno.
Per fortuna di rospi comuni (Bufo bufo) e rane rosse (Rana dalmatina, Rana latastei), dal 1997 l’area è presidiata da un gruppo di volontari afferenti a due gruppi (Volontari Anfibi Sesto Calende e Volontari del Parco del Ticino) rinforzati da semplici appassionati di natura. 600 m di barriere di protezione vengono poste sul lato a monte della strada comunale che da Lentate porta a Osmate bloccando il passaggio degli anfibi: rane, rospi e salamandre attraversano quindi la strada al sicuro, nei secchi dei volontari che li raccolgono addossati alle barriere. Questo, ogni sera, dopo il tramonto per quasi due mesi a cavallo tra gennaio e marzo.

“Il sito di Lentate Verbano è un vero hotspot degli anfibi a livello provinciale” spiega Alessio Martinoli, referente scientifico del gruppo di volontari. “La sola popolazione di rospi conta oltre 3000 individui, con un picco massimo di 6000 individui censiti nel 2006”.

Il clima pazzerello di questi primi giorni del 2018 non ha certo favorito però gli anfibi. “Le temperature minime eccezionalmente alte che si sono registrate nella prima settimana dell’anno (talvolta superiori ai 7-8°C) unite alla pioggia hanno causato un risveglio incredibilmente precoce degli anfibi dal torpore invernale” prosegue Martinoli. “Condizioni paragonabili al tardo inverno, che hanno stimolato la migrazione verso le pozze di riproduzione con addirittura quasi un mese di anticipo rispetto al già eccezionale anno 2017, quando i primi transiti si sono registrati i primi di febbraio, rispetto ad una data media collocata nella seconda metà di febbraio”.

La squadra di volontari, coordinati da Beppe Balzarini, ha fatto una corsa contro il tempo per montare le barriere lungo la strada in tempi rapidissimi, per essere pronti a eventuali nuove improvvise ondate migratorie. “Le temperature minime notturne ora sono scese intorno a valori propri della media del periodo e il transito di anfibi si è interrotto, ma nelle prime serate di inizio anno abbiamo dovuto registrare almeno una trentina di rospi morti” racconta Balzarini. “Il lavoro di presidio delle barriere richiede un gran numero di persone che possano coprire i turni giornalieri nei due mesi in cui le barriere sono installate, almeno 4 per serata. Alcune serate sono impegnative, dato che in poche ore possono transitare oltre 600 rospi, che si ammassano lungo le barriere, ma è una soddisfazione straordinaria contribuire alla salvaguardia di una popolazione importante di una specie sempre più mincacciata”. E’ stata anche aperta una pagina Facebook (https://www.facebook.com/anfibisesto/) del gruppo di volontari, che pubblica informazioni e curiosità sul mondo degli anfibi.

Ma perché tanto interesse e tanto lavoro, per gli anfibi? “Negli ultimi anni le popolazioni di rane, rospi e raganelle, per motivi diversi, alcuni noti e altri meno noti, stanno drasticamente riducendosi in tutto il mondo” prosegue Balzarini. “Sulle oltre 6200 specie di anfibi note del mondo, 1 su 3 è a rischio di estinzione, senza contare il 25% di specie sulle quali non ci sono informazioni a sufficienza per valutarne lo status di conservazione. L’Italia non fa eccezione in tal senso. La degradazione e la frammentazione degli habitat sono il maggior pericolo e le infrastrutture viarie, come quella che sorvegliamo, possono in tal senso decimare intere popolazioni”.

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